CAMPIONATO ITALIANO A SQUADRE 2017  - SERIE C GIRONE 11

CAMPIONATO ITALIANO A SQUADRE 2017  - SERIE C GIRONE 11  by Max Tivelli

La nostra sorte si compie nella tarda serata di domenica 26 marzo quando tutte le altre partite dell’ultimo turno del raggruppamento sono già concluse e l’arbitro si sforza di allontanare i presenti dalla sala di gioco per sistemare la parte burocratica.

Ma andiamo con ordine.

Quando a febbraio Leone mi incarica di fare da capitano del Vicenza 3 in serie C accolgo con entusiasmo ma subito mi scontro con le difficoltà di gestire un raggruppamento.

La sede di gioco si trova a Padova, come per le nostre due prime squadre impegnate in A2.

Quindi si fa avanti e indietro, ma con la necessità di definire subito i quartetti per venerdì, sabato e domenica.

Ho difficoltà a coinvolgere i giovanissimi perché per la maggior parte impegnati con la scuola. Loro comunque sono iscritti anche con il Vicenza 4 in Promozione.

Invece posso contare sulla disponibilità completa di Enrico Zanotto, da aggiungere alla lista di veterani: Sergio Giuriato, Simone Marangoni, Ricky Malni, Pietro Valentini e il sottoscritto.

Venerdì 24 marzo partiamo con il giusto entusiasmo, consapevoli di avere un girone impegnativo, ma con discrete chanches di giocare per rimanere in serie C.

Il PRIMO TURNO è subito proibitivo: il VECIA PADOVA schiera tre forti candidati nelle prime tre scacchiere e nel corso del torneo asfalteranno tutti assicurandosi il primo posto a punteggio pieno.

Iniziamo a giocare alle 17.00 e primi minuti sono dedicati perlopiù a prendere confidenza con la logistica del torneo. La sala è un po’ piccola e ci troviamo a giocare gomito a gomito; praticamente ognuno di noi può seguire comodamente le partite delle scacchiere adiacenti.  Alla mia sinistra Enrico Zanotto affronta il “magnate” padovano degli scacchi, Gaetano Quaranta, che gli gioca una Scandinava e con un artificio tattico in apertura gli guadagna un paio di pedoni.

Enrico punta tutto sul gioco attivo e nonostante sia costretto a qualche cambio crea delle minacce contro il re avversario con l’artiglieria pesante. L’avversario sembra riuscire a difendersi ma le geometrie create da Enrico con Donna e Torri piegano la sua resistenza. Quaranta abbandona, saluta i compagni e se ne va sconsolato (non troverà più posto nella squadra…).

Purtroppo per noi il bottino del primo turno si ferma qui. Nelle prime tre scacchiere adottiamo il “Tengor” ma alla fine capitoliamo contro i più forti avversari: Sergio in prima contro Quaranta figlio, Simone in seconda contro il peso massimo Fregonese, io in terza contro il maestre FIDE femminile Messina Roberta.

Usciamo sconfitti 3-1 ma soddisfatti per il gioco.

 

Per il SECONDO TURNO lascio il ruolo di capitano a Sergio, accompagnato da Simone, Enrico e Pietro. Ancora avversarsi sulla carta fortissimi: L’ACTV di Mestre con il trio Mileto (M), Vianello (CM) e Cardili (CM).

Nel primo turno però si erano presentati in tre e con il solo Mileto dei tre sopra citati. Sicuramente non avremmo avuto la stessa fortuna.

Verso le 14.00 sto per partire da casa per sostituire Simone nel turno del pomeriggio. Ricevo la telefonata di Sergio: abbiamo pareggiato!!! L’ACTV si era presentato con due forti (Cardili sarà non pervenuto per tutto il torneo) e con Enrico e Pietro in terza e quarta raggiungiamo il 2-2.

Il TERZO TURNO sembra essere quello decisivo: affrontiamo il MICHA YOUNG di Padova, e il primo della lista, Rossato, sta giocando in A2. La vittoria è alla portata e ci consentirebbe di toglierci dalle sabbie mobili della classifica.

Iniziamo a giocare ma l’andamento delle prime mosse non è così roseo: Pietro in quarta non gioca al meglio l’apertura e va sotto di un pedone.

Sergio in prima affronta il giovane Desideri che gli gioca nientepopodimeno che l’Orangutang (che sia sull’onda dell’ “Occidentali’s karma” vincitrice a Sanremo?).

In terza Enrico affronta il solido Bergo (giocatore non più tanto agonista ma molto esperto) .

Io in seconda me la vedo con un ragazzino che gioca nientemale e che scoprirò essere il pupillo di Rossato.

Le partite di Sergio ed Enrico scivolano sui binari della parità e alla fine non ci saranno margini per poter forzare né su una né sull’altra scacchiera.

In quarta Pietro non riesce a ribaltare la china negativa del suo incontro. Rimango io in seconda: esco bene dall’apertura e riesco a piazzare un pedone libero e sostenuto in sesta. Poi ho la possibilità di intrappolare la sua torre chiudendo subito la partita; non vedo la mossa decisiva, conservo comunque il vantaggio posizionale ma faccio fatica a trovare un piano risolutivo. Nel ritorno a casa i compagni mi riverseranno addosso le più svariate ipotesi: non dovevi cambiare le torri… anzi ne dovevi cambiare solo una… andava bene cambiare le torri mantenendo Donna e Alfiere…

Alla fine entro in un finale di Alfieri case scure però con l’azione dei Re mi sembrano svanite le speranze di sfruttare il pedone passato; anzi mi sembra quasi lui sia in grado di sfruttare la sua maggioranza sul lato di Re. A corto di tempo accetto il pari (le analisi post partita dimostreranno che era ancora vinta per me..!!?). E così si materializza una piccola disfatta: perdiamo l’incontro decisivo 1,5-2,5.

Il ritorno a casa in macchina serve per risollevare lo stato d’animo e cercare di ottenere il massimo dagli ultimi due turni. Chiedo ad Enrico un ultimo sforzo e di aggiungersi come riserva al quartetto già programmato.

Nel QUARTO TURNO affrontiamo il MICHA BISHOPS di Padova che è secondo in classifica. Si punta ad ottenere il massimo in terza e quarta e quel che ci serve dalle altre scacchiere.

Il punto sulla terza sembra arrivare come regalo perché l’avversario di Ricky Malni sembra essersi dimenticato della cambio dell’ora della notte precedente. Si presenta 5’ prima di perdere la partita per forfait. Imposta velocemente una difesa contro l’attacco indiano di Ricky ma alla fine nulla può contro l’azione precisa del nostro: 1-0.

La situazione torna in parità dopo la sconfitta (unica del torneo) di Enrico in quarta scacchiera.

Rimangono le prime due scacchiere con Sergio e Simone impegnati rispettivamente contro Bordignon e la vecchia conoscenza del nostro Circolo Mosè Battagin.

Io come capitano non giocatore mi ero gustato in parte le partite dei maestri in A2, ma ora torno a seguire i nostri: Sergio ricama col Bianco una posizione delle sue adottando in abbondanza i principi della profilassi scacchistica. L’avversario lo contrasta solo fino ad un certo punto poi si confonde, non trova risposta a tutte le minacce e finisce col perdere per il tempo. Sergio al massimo della soddisfazione dirà subito dopo ”per tutta la partita ho sfruttato la sua debolezza in a5….”

Le cose si mettono bene perché in seconda l’ago della bilancia si va spostando a favore di Simone; dopo un serrato scontro a tutto campo si entra in un finale di T+C contro T+C e poi C contro C dove l’attività dei pezzi di Simone si traduce in un vantaggio di uno poi due e infine tre pedoni. L’avversario abbandona in posizione già strapersa.

Risultato 3-1 per noi e speranze riaccese.

Nel poco tempo di intervallo prima dell’ultimo turno andiamo in un bar per uno spuntino e lì iniziano le congetture sui risultati utili per la salvezza. E’ molto probabile che a fare la differenza siano i punti scacchiera.

La squadra avversaria (il SALVIOLI di Venezia) risulta indecifrabile perché a parte il M Pechy in prima scacchiera, ci sono nomi di CM che però risultano fuori attività da tempo.

Vabbè, la sintesi è che dobbiamo dare il massimo poi vediamo nel corso del match; c’era la possibilità che gli avversari ci potessero offrire un pareggio di squadra visto che poteva bastare ad entrambi, o forse no visto che c’è di mezzo l’ELO.

Nel QUINTO TURNO lo stakanovista Sergio (l’unico a giocare sempre) incontra Pechy e alla fine sarà come avesse fatto un torneo magistrale.

Io subentro in quarta e concedo il meritato riposo ad Enrico, che può recuperare un po’ di compiti scolastici arretrati…

Confermati Simone in seconda e Ricky in terza.

La concentrazione delle prime mosse è interrotta dagli errori di Sergio, fortunatamente non nel movimento dei pezzi ma nell’azionamento dell’orologio: per tre volte preme quello della scacchiera alla sua destra costringendo l’arbitro a fare su e giù nella sala per ripristinare il numero corretto delle mosse (necessità dovuta all’incremento di 15’ dopo la 40a). Il momento di ilarità che ne segue stempera un po’ di tensione. Dirà Sergio: “Abbiamo scacchiere troppo vicine e poi io ho sempre giocato con l’orologio alla destra del Nero”. Risposta dell’arbitro: “guarda che la posizione degli orologi la posso decidere io e poi questo problema ce l’hai solo tu!” In realtà anche l’avversario commetterà poco dopo lo stesso errore.

Ricky patisce col Nero una veloce incursione della Donna avversaria che lo costringe ad acrobazie difensive e alla perdita di un pedone. La sua sarà una partita tutta in salita.

Io in quarta ottengo una buona posizione contro la Scandinava dell’avversario; stranamente mi sento rilassato convinto quasi che la posizione si giochi da sola. E’ un errore che, ahimè, conosco bene: rimango in contemplazione della mia posizione, perdo tempi inutili, non concretizzo un piano efficace e l’iniziativa passa all’avversario. In poco tempo le minacce sono tali che devo dare un pezzo per due pedoni e con l’iniziativa ancora nelle mani dell’avversario.

Cerco di scuotermi, pur rimanendo seduto, guardando le altre scacchiere: proprio in quel momento vedo che l’avversario di Simone abbandona: 1-0. E bravissimo al nostro eroe di giornata!

Ricky in terza continua a lottare ma si profila un finale di A dello stesso colore con un pedone in meno. L’avversario gioca preciso e alla fine arriva inevitabile la promozione di uno dei pedoni. Con il finale di A contro D Ricky mi chiede se può abbandonare. Lì per lì non so cosa dire (per inciso devo dire che questo ruolo di capitano che deve dare i dettami ai compagni nella gestione del fine partita mi ha un po’ divertito nel corso del Campionato).

Poi mi viene in mente di consigliarlo di giocare ancora un po’ e di tenere conto delle 50 mosse per l’eventuale richiesta di patta; l’avversario mi sente e dice: guardate che il conteggio riparte ogni volta che si dà scacco al Re. Io penso: ma il vincolo non è che uno dei due giocatori abbia spostato un pedone o catturato un pezzo? Bohh. Comunque non rispondo per non rischiare brutte figure. La partita comunque non riserverà altre sorprese: e siamo 1-1

 Nel frattempo mi rituffo nella mia posizione e con l’approssimarsi della 40a e lo zeitnot di entrambi intravedo una piccolissima possibilità di salvezza in una elementare minaccia di matto in ottava. Devo dire che nelle mie partite non succedono mai i ribaltoni con posizioni prima vinte, poi perse poi di nuovo vinte e così via…. Ma quando l’avversario sposta una delle due torri dall’ottava traversa per catturare un pedone capisco che la Dea Caissa è tornata a sorridermi: recupero il pezzo e riesco ad entrare in un finale di torri con due pedoni liberi e uniti e l’avversario in ritardo nello sfruttare la maggioranza sull’altro lato.

 Oramai è rimasta solo la mia partita dopo che Sergio ha ceduto con onore alla maestria dell’avversario.

Sfrutto i 15’ di incremento  dopo la quarantesima per calcolare bene nel finale e imposto la “manovra del bruco” per avanzare i due pedoni liberi con l’aiuto della Torre.

L’avversario cerca una reazione sull’ala opposta ma l’attivazione del sue Re + pedoni risulta lenta.

Alla quinta ora di gioco arriva l’abbandono dell’avversario: 2-2 !!

Chiedo subito i risultati degli avversari: siamo a pari punti con l’ACTV di Mileto e company, ma i punti scacchiera ci favoriscono di misura.

 Siamo rimasti in C! E grazie al contributo di tutti .

Una salvezza che stavolta ha il sapore di una vittoria.

Amen